Archivio mensile:Nov 2014

Cassazione civile sez. lav. 26 novembre 2014 n. 25158

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamento – per giusta causa

La giusta causa di licenziamento è nozione legale e il giudice non è vincolato dalle previsioni del contratto collettivo; ne deriva che il giudice può ritenere la sussistenza della giusta causa per un grave inadempimento o per un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile ove tale grave inadempimento o tale grave comportamento, secondo un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, abbia fatto venire meno il rapporto fiduciario tra le parti (confermato il licenziamento irrogato ad un lavoratore il quale, non solo rimase assente per tre giorni senza avvertire l’azienda, ma protrasse tale assenza ulteriormente senza fornire alcuna giustificazione, concretando così una grave violazione degli obblighi di diligenza su di lui gravanti).

Corte giustizia UE sez. III 26 novembre 2014 n. 22

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – contratto a tempo determinato

La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo. Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine, e, dall’altro, non prevede nessun’altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di una controversia promossa da alcuni lavoratori assunti come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione; i lavoratori avevano chiesto la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno).

Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25022

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – contratto a tempo determinato

Nell’ipotesi in cui l’interpretazione letterale di una norma di legge sia sufficiente ad individuarne, in modo chiaro ed univoco, il relativo significato, l’interprete non deve ricorrere al criterio ermeneutico sussidiario costituito dalla ricerca della mens legis (nella specie, relativa all’azione di un lavoratore diretta a far dichiarare la nullità delle assunzioni a termine, la Corte ha sottolineato che l’art. 23, comma 1, legge n. 56/1987, applicabile ratione temporis alla fattispecie, prevede testualmente che ‘l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro, oltre che nelle ipotesi di cui alla legge n. 230/1962, art. 1, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché al d.l. n. 79/1983, è consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali o locali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. I contratti collettivi stabiliscono il numero in percentuale dei lavoratori che possono essere assunti con contratto di lavoro a termine rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato’, non risultava oscuro e non legittimava l’interpretazione del ricorrente secondo cui la percentuale dei lavoratori che potevano essere assunti a termine doveva essere riferita a quelli in servizio con le medesime mansioni oggetto delle norme collettive e non già all’intero organico aziendale).

Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25020

PREVIDENZA ED ASSISTENZA (Assicurazioni e pensioni sociali) – Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali – contributi o premi

Ai fini della determinazione dei premi dovuti dalle imprese all’INAIL e della classificazione delle lavorazioni, ove un’impresa svolga più lavorazioni, il Giudice del merito deve in concreto accertare, tra le lavorazioni svolte, quale assuma la connotazione di lavorazione principale e, quindi, se le ulteriori attività si pongano in correlazione non solo tecnica ma anche funzionale con la lavorazione principale, nel senso che deve trattarsi di lavorazioni tali da consentire una più agevole, completa e rapida realizzazione delle finalità aziendali, realizzando beni e servizi nella misura strettamente necessaria ed imposta dalla lavorazione principale e, solo all’esito positivo della predetta indagine, attribuire alle ulteriori attività la voce tariffaria corrispondente alla lavorazione principale.

Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25012

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Retribuzione – scatti di anzianità

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Trasferimento d’azienda – in genere

Nel caso di trasferimento di azienda, il riconoscimento, in favore dei lavoratori dell’azienda ceduta, dell’anzianità maturata presso il cedente non implica che il cessionario debba corrispondere gli scatti in riferimento a tale anzianità, ove presso il datore di lavoro precedente non esistesse il diritto a percepire gli scatti periodici di anzianità, essendo questi dovuti solo a partire dal periodo lavorativo regolato dalla contrattazione applicata presso il cessionario. Il principio secondo cui nel trasferimento d’azienda il lavoratore conserva tutti i diritti maturati alla data della cessione non consente al medesimo dipendente di rivendicare, sulla base delle norme collettive in vigore presso il cessionario ed in modo retroattivo un diritto a “scatti” retributivi non previsto dalla disciplina collettiva applicata dal cedente e pertanto estraneo al patrimonio giuridico dello stesso al momento del trasferimento.

Cassazione civile sez. lav. 21 novembre 2014 n. 24886

LAVORO SUBORDINATO (Controversie individuali di) – Appello – domande ed eccezioni nuove

Allorchè la Corte di merito abbia accertato che, nella fattispecie, non è emersa la prova dell’avvenuta ricezione, da parte del lavoratore, della missiva contente la contestazione disciplinare propedeutica al successivo licenziamento, non c’è alcuna violazione dello ius novorum in appello, e neppure alcuna ultra petizione o alcuna violazione del principio del contraddittorio, se il lavoratore fa semplici ulteriori deduzioni su elementi di fatto già acquisiti e già oggetto di contraddittorio tra le parti.

Cassazione civile sez. lav. 18 novembre 2014 n. 24517

PREVIDENZA ED ASSISTENZA (Assicurazioni e pensioni sociali) – Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali – assegno e rendita in caso di morte

La rendita da inabilità permanente entra a far parte dei cespiti rilevanti per la valutazione della sussistenza o meno dello stato di dipendenza economica dell’ascendente, ovvero del requisito della ‘vivenza a carico’.

Cassazione civile sez. lav. 18 novembre 2014 n. 24525

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – diritto alla conservazione del posto  LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamento – in genere

Il datore di lavoro è legittimato a rinnovare il licenziamento nullo, per mancato superamento del periodo di comporto, irrogando un nuovo licenziamento basato sui medesimi motivi sostanziali determinativi del precedente recesso.

Cassazione civile sez. lav. 17 novembre 2014 n. 24392

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamento – disciplinare

In tema di sanzioni disciplinari, la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica laddove il licenziamento faccia riferimento a situazioni concretanti violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro (fattispecie relativa al licenziamento di un lavoratore addetto agli acquisti in una società di vendita all’ingrosso di prodotti alimentari, il quale aveva effettuato dei c.d. “fuori linea”, vale a dire cessione gratuita di prodotti con scadenza a breve termine, oppure a prezzi inferiori rispetto a quelli normalmente praticati dalla società, in favore della società della convivente e anche relativamente a prodotti non di sua competenza).

Cassazione civile sez. VI 14 novembre 2014 n. 24363

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Indennità di fine rapporto (T.F.R.) – in genere

Se la previsione dell’esperimento dell’esecuzione forzata deve essere considerata quale espressione dell’ordinaria diligenza che il creditore deve adottare per la realizzazione del proprio diritto, finalizzata, in particolare, a dimostrare la mancanza o l’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore, il relativo obbligo viene meno quando l’esecuzione forzata non sia necessaria a dimostrare la mancanza o l’insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore, essendo già stata fornita aliunde la relativa prova (nella specie, relativa al pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del Fondo di garanzia ex legge n. 297 del 1982 art. 2 a favore di un lavoratore che aveva chiesto l’ammissione del proprio credito al fallimento della società datrice di lavoro allorché la procedura concorsuale era già stata chiusa, la prova era stata già fornita dal curatore fallimentare, il quale, dato atto dell’insussistenza di garanzie patrimoniali sufficienti, non aveva nemmeno accertato l’ammontare del passivo, rilevando che quest’ultimo non poteva comunque essere soddisfatto, nemmeno in minima parte).

Cassazione civile sez. lav. 13 novembre 2014 n. 24231

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Indennità di fine rapporto (T.F.R.) – in genere

l’esecutività dello stato passivo che abbia accertato in sede fallimentare l’esistenza e l’ammontare d’un credito per TFR in favore del dipendente dell’imprenditore dichiarato fallito importa, ai sensi dell’art. 2 legge n. 297/82, il subentro dell’INPS nel debito del datore di lavoro insolvente, senza che l’istituto previdenziale possa in alcun modo contestarne l’assoggettabilità alla procedura concorsuale e l’accertamento ivi operato, al quale resta vincolato sotto il profilo dell’an e del quantum debeatur.

Corte Costituzionale 13 novembre 2014 n. 254

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Tutela delle condizioni di lavoro – sicurezza e prevenzione infortuni

Deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 36-bis, comma 7, lettera a), del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 4 agosto 2006, n. 248, che ha modificato l’art. 3, comma 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all’estero e di lavoro irregolare), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 23 aprile 2002, n. 73, nella parte in cui stabilisce: «L’importo delle sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non può essere inferiore a euro 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata». La norma censurata, nel modificare il sistema di quantificazione delle sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e dei premi, ha introdotto una soglia minima, riferita a ciascun lavoratore e indipendente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Poiché, però, le sanzioni civili connesse all’omesso versamento di contributi e premi hanno una funzione essenzialmente risarcitoria, essendo volte a quantificare, in via preventiva e forfettaria, il danno subito dall’ente previdenziale, la previsione di una soglia minima disancorata dalla durata della prestazione lavorativa accertata, dalla quale dipende l’entità dell’inadempimento contributivo e del relativo danno, è irragionevole.

Cassazione civile sez. lav. 11 novembre 2014 n. 23984

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamenti collettivi – in genere

L’esenzione dal pagamento del contributo di mobilità prevista dall’art. 3 comma 3 della legge n. 223 del 1991 si applica nella sola ipotesi in cui il licenziamento collettivo sia disposto dagli organi di una procedura concorsuale.

Cassazione civile sez. lav. 11 novembre 2014 n. 23990

PREVIDENZA ED ASSISTENZA (Assicurazioni e pensioni sociali) – Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali – in genere

Anche nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova diretta applicazione la regola contenuta nell’art. 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio dell’equivalenza delle condizioni, secondo il quale va riconosciuta l’efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell’evento, mentre solamente se possa essere con certezza ravvisato l’intervento di un fattore estraneo all’attività lavorativa, che sia per sé sufficiente a produrre l’infermità tanto da far degradare altre evenienze a semplici occasioni, deve escludersi l’esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano escluso che la morte del lavoratore fosse rapportabile all’epotapatia da virus c probabilmente contratta in occasione del trattamento dell’infortunio lavorativo subito dal lavoratore deceduto, atteso che i giudici di merito, pur a fronte di specifiche e precise censure alla ctu, avevano aderito alle conclusioni dell’accertamento peritale limitandosi al mero richiamo alle conclusioni del consulente).

Cassazione civile sez. un. 10 novembre 2014 n. 23918

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Collocamento al lavoro – in genere

In tema di sanzioni amministrative per l’impiego di lavoratori non regolarmente denunciati, l’art. 3, comma terzo, della legge 23 aprile 2002, n. 73, letto in combinato disposto con l’art. 9 bis del d.l. 1 ottobre 1996, n. 510 (convertito in legge 28 novembre 1996, n. 608), impone che l’iscrizione del lavoratore nel libro paga e matricola debba avvenire contestualmente all’atto di assunzione; in difetto, consegue automaticamente l’applicazione della sanzione, rimanendo irrilevante, a tali fini, che la registrazione venga effettuata in epoca successiva a quella dell’effettivo impiego del lavoratore, diversamente ricorrendo una non prevista sanatoria

Cassazione civile sez. VI 07 novembre 2014 n. 23765

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Indennità – di malattia e infortunio

Qualora l’indennità di malattia, anticipata dal datore di lavoro, risulti non dovuta, l’unico soggetto legittimato al recupero della prestazione indebitamente erogata è l’istituto previdenziale, non potendo essere rimessa al datore di lavoro alcuna valutazione sulla sussistenza dei presupposti condizionanti le spettanze dell’indennità in questione, quali le condizioni attinenti alla sussistenza della malattia o all’osservanza dell’obbligo di reperimento nelle fasce orarie; pertanto, l’eventuale mancato invio da parte del lavoratore ( o la mancata prova dell’invio) all’INPS della certificazione attestante la malattia nel termine prescritto non può essere eccepita dal datore di lavoro per giustificare la mancata erogazione quale “adiectus solutionis causa” della indennità di malattia.

Cassazione civile sez. lav. 06 novembre 2014 n. 23669

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamento – reintegrazione nel posto di lavoro: esecuzione in forma specifica

Il nuovo art. 18 della legge n. 300/1970, come novellato dalla legge n. 92/2012 (legge Fornero), tiene distinta la valutazione del fatto materiale dalla sua qualificazione. Pertanto, la tutela della reintegrazione trova spazio in relazione alla verifica della sussistenza/insussistenza del fatto materiale posto a fondamento del licenziamento, verifica che si esaurisce nell’accertamento, positivo o negativo, dello stesso fatto condotto senza margini per valutazioni discrezionali (disposto, nella specie, il reintegro del lavoratore direttore di banca accusato di condotte inadempienti nella gestione dell’ufficio, atteso che l’istruttoria svolta aveva escluso la commissione delle condotte come contestate, ossia con riferimento ai connotati dell’abitualità che le rendevano più gravi rispetto ad una condotta occasionale, e perciò inidonee a giustificare la massima sanzione disciplinare).

Cassazione civile sez. lav. 05 novembre 2014 n. 23600

LAVORO SUBORDINATO (Contratto particolare) – Contratti speciali previsti nella riforma Biagi

A fronte del potere unilaterale del datore di lavoro di fissare le modalità temporali della prestazione pattuita, la disponibilità alla chiamata del datore di lavoro, pur non potendosi equiparare a lavoro effettivo, deve, comunque, trovare adeguato compenso, tenendo conto di un complesso di circostanze a tal fine significative, quali l’incidenza sulla possibilità di attendere ad altre attività, il tempo di preavviso previsto o di fatto osservato per la richiesta di lavoro “a comando”, l’eventuale quantità di lavoro predeterminata in misura fissa, la convenienza dello stesso lavoratore a concordare di volta in volta le modalità della prestazione.

Cassazione civile sez. VI 05 novembre 2014 n. 23513

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Retribuzione – in genere

Una volta che il lavoratore ha percepito gli incrementi retributivi previsti, con effetto retroattivo, dal nuovo contratto collettivo, per lo stesso periodo non può più riconoscersi l’indennità di vacanza contrattuale, posto che il rinnovo del contratto ha già coperto gli effetti dell’inflazione (fattispecie relativa alla controversia promosso da alcuni dipendenti del MIUR per l’ottenimento dell’indennità di vacanza contrattuale prevista dal CCNL comparto scuola, in ragione del fatto che gli accordi di rinnovo contrattuale erano stati sottoscritti tardivamente dalle parti sociali).

Cassazione civile sez. VI 03 novembre 2014 n. 23399

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Retribuzione – cassa integrazione guadagni

In tema di cassa integrazione guadagni, pur dopo l’entrata in vigore del D.P.R. n. 218 del 2000 – la comunicazione che il datore, ai sensi della legge n. 164 del 1975, art 5, è tenuto a dare alle rappresentanze sindacali aziendali deve contenere l’indicazione dei criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità della rotazione.