Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25022

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – contratto a tempo determinato

Nell’ipotesi in cui l’interpretazione letterale di una norma di legge sia sufficiente ad individuarne, in modo chiaro ed univoco, il relativo significato, l’interprete non deve ricorrere al criterio ermeneutico sussidiario costituito dalla ricerca della mens legis (nella specie, relativa all’azione di un lavoratore diretta a far dichiarare la nullità delle assunzioni a termine, la Corte ha sottolineato che l’art. 23, comma 1, legge n. 56/1987, applicabile ratione temporis alla fattispecie, prevede testualmente che ‘l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro, oltre che nelle ipotesi di cui alla legge n. 230/1962, art. 1, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché al d.l. n. 79/1983, è consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali o locali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. I contratti collettivi stabiliscono il numero in percentuale dei lavoratori che possono essere assunti con contratto di lavoro a termine rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato’, non risultava oscuro e non legittimava l’interpretazione del ricorrente secondo cui la percentuale dei lavoratori che potevano essere assunti a termine doveva essere riferita a quelli in servizio con le medesime mansioni oggetto delle norme collettive e non già all’intero organico aziendale).

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