Archivio mensile:febbraio 2015

Scarpe cucite in Romania: negato il Made in Italy!

Una tomaia cucita in Romania non è una scarpa Made in Italy. Sembrerebbe ovvio, eppure è il vero punto dolente della nostra produzione, artigianale o industriale che sia. Di seguito segnalo un interessante articolo:

Per la Corte di cassazione – sentenza n. 3789 depositata ieri (Cfr. 2.02.2015) – una scarpa non può riportare la dicitura «made in Italy» se la cucitura della stessa si svolge all’estero, nel caso di specie in Romania.

I ricorrenti in Cassazione lamentavano il fatto che questa fase di cucitura consisterebbe in «una banalissima e insignificante percentuale del processo di realizzazione dei prodotti tale da non inficiare in alcun modo la relativa qualità e da escludere il ricorso di alcuna induzione in inganno del pubblico dei consumatori». Come abbiamo visto la Cassazione rispetto a questa teoria è stata di diverso avviso, ribadendo il contenuto delle sentenza n. 14958 del 2011 che già aveva annullato la sentenza del tribunale di Udine favorevole ai due imprenditori. A cui era poi seguita la sentenza di condanna della corte d’appello di Trieste che la Cassazione ha confermato.

I giudici supremi hanno utilizzato come normativa di riferimento l’articolo 4 comma 49 della legge 352/2003, in relazione all’articolo 517 del Codice penale (vendita di prodotti industriali con segni mendaci) il quale punisce l’applicazione della stampigliatura «made in Italy su prodotti e merci non originari dell’Italia, ai sensi della normativa europea sull’origine contenuta nel regolamento Cee 2913 del 12 ottobre 1992, istitutivo del codice doganale comunitario secondo cui «il Paese di origine di un prodotto è quello nel quale è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale economicamente giustificata ed effettuata da un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione». 

L’articolo “Tomaie cucite all’estero, made in Italy vietato” di Enrico Bronzo  su il Sole24 ore riportato su

http://www.associazionenazionaleavvocatiitaliani.it/?p=37262

Orario apertura esercizi pubblici – Rassegna Giurisprudenziale anno 2014

Autorità: Corte Costituzionale

Data: 11/06/2014

  1. 165

Parti: Pres. Cons. C. Reg. Toscana

Fonti: Giurisprudenza Costituzionale 2014, 3, 2635 Foro it. 2014, 11, I, 3042

Classificazioni: TOSCANA – Artigianato, commercio, industria, fiere e mercati

Toscana – Artigianato, commercio, industria, fiere e mercati – Commercio – Distribuzione di carburanti – Funzionamento contestuale della modalità “servito” e della modalità “self-service” durante l’orario di apertura dell’impianto – Ostacolo effettivo alla libera concorrenza – Violazione della competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza – Illegittimità costituzionale – Assorbimento di ulteriori profili.

È costituzionalmente illegittimo l’art. 18 l. reg. Toscana 5 aprile 2013 n. 13. La disposizione censurata, relativa all’orario degli impianti di distribuzione di carburanti, sostituendo l’art. 84, comma 3, l. reg. 7 febbraio 2005 n. 28, impone il funzionamento contestuale della modalità “servito” e della modalità “self-service” durante l’orario di apertura dell’impianto, in contrasto con quanto stabilito dall’art. 28, comma 7 d.l. 6 luglio 2011 n. 98, espressivo della competenza statale esclusiva in materia di concorrenza ex art. 117, comma 2, lett. e), cost. L’onere aggiuntivo imposto agli operatori toscani origina, invero, una alterazione della parità concorrenziale in patente violazione del citato art. 28, comma 7, secondo cui “Non possono essere posti specifici vincoli all’utilizzo di apparecchiature per la modalità di rifornimento senza servizio con pagamento anticipato, durante le ore in cui è contestualmente assicurata la possibilità di rifornimento assistito dal personale, a condizione che venga effettivamente mantenuta e garantita la presenza del titolare della licenza di esercizio dell’impianto rilasciata dall’ufficio tecnico di finanza o di suoi dipendenti o collaboratori. […]”.

Autorità: Consiglio di Stato sez. V

Data: 27/05/2014

  1. 2746

Parti: D.F. e altro C. Com. Pioltello e altro

Fonti: Foro Amministrativo (Il) 2014, 5, 1435 (s.m)

Classificazioni: COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – Orario dei negozi

Commercio di vendita al pubblico – Orario dei negozi – Art. 31 comma 1, d.l. n. 201 del 2011 – Ordinanza sindacale che ritiene abrogato l’obbligo al rispetto degli orari di apertura e di chiusura, alla chiusura domenicale e festiva e alla giornata di chiusura infrasettimanale – Legittimità – Motivazione specifica – Non occorre.

Ai sensi dell’art. 31 comma 1 d.l. 6 dicembre 2011 n. 201, conv. con modificazioni dalla l. 22 dicembre 2011 n. 214, è legittima l’ordinanza sindacale avente ad oggetto la disciplina degli orari di attività dei pubblici esercizi per la quale, a decorrere dal 1º gennaio 2012, deve ritenersi abrogato l’obbligo al rispetto degli orari di apertura e di chiusura, alla chiusura domenicale e festiva e alla giornata di chiusura infrasettimanale; né tale ordinanza abbisogna di una motivazione specifica, atteso che essa si limita in realtà ad applicare doverosamente le nuove disposizioni in materia di orari ed apertura al pubblico degli esercizi commerciali, disposizioni che, sulla base dell’interpretazione fornita dal giudice delle leggi, rientrano nella disciplina della concorrenza ed appartengono alla potestà legislativa dello Stato, con conseguente illegittimità costituzionale delle norme regionali che determinino restrizioni alla concorrenza stessa.

 

Autorità: T.A.R. Campobasso sez. I

Data: 31/03/2014

  1. 205

Parti: Confcommercio Campobasso e altro C. Com. Campobasso

Fonti: Foro Amministrativo (Il) 2014, 3, 953 (s.m)

Classificazioni: COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – Orario dei negozi

Commercio di vendita al pubblico – Orario dei negozi – Liberalizzazione – Estensione alle imprese artigiane – Legittimità.

È legittima l’ordinanza sindacale che estende la liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali e degli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande anche alle imprese artigiane, che svolgano attività sussidiaria di vendita dei relativi prodotti nei locali contigui a quelli della produzione

Archivio selezionato: Massime

Autorità: T.A.R. Bologna sez. II

Data: 14/02/2014

  1. 185

Parti: SILB FIPE e altro C. Com. Bologna e altro

Fonti: Redazione Giuffrè amministrativo 2014, 2, 74

Classificazioni: COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – Orario dei negozi

COMMERCIO DI VENDITA AL PUBBLICO – Orari dei negozi – Liberalizzazione degli orari per attività di intrattenimento – Silenzio inadempimento – Fattispecie.

Sussiste l’obbligo di provvedere del Comune sulle istanze dirette all’applicazione della nuova normativa in tema di liberalizzazione degli orari alle attività di intrattenimento e di ballo esercitate dai ricorrenti, non potendosi, all’evidenza, ritenere assolto tale obbligo giuridico di provvedere, da parte del Comune, mediante gli incontri e/o le più o meno formali risposte date in tali sedi dall’Assessore Comunale ai rappresentanti delle associazioni di categoria (nella fattispecie la questione dell’estensione del regime di liberalizzazione degli orari anche alle attività dei ricorrenti, non poteva oggettivamente essere considerata quale attività vincolata per l’amministrazione comunale, risultando questione interpretativa e valutativa assai complessa, in riferimento alla quale si ritiene che l’amministrazione sia dotata di potere discrezionale, con la conseguenza che l’obbligo in parola va circoscritto unicamente all’adozione di un espresso, motivato provvedimento sulle istanze dei ricorrenti).

Alberghi – Non è più reato non comunicare entro le 24 ore generalità clienti

Cassazione penale sez. I  09 aprile 2014 n. 32777  

L’obbligo per i gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricreative di comunicare all’autorità locale di p.s. le generalità delle persone alloggiate entro le ventiquattro ore successive al loro arrivo, previsto dall’art. 109 r.d. 18 giugno 1931 n. 773 (testo unico delle leggi di p.s.) è tuttora sanzionata penalmente dal disposto della disposizione sussidiaria di cui all’art. 17 dello stesso r.d. n. 773 del 1931, avendo la l. n. 135 del 2001 riformulato la norma eliminando la sanzione amministrativa che era stata introdotta con la depenalizzazione introdotta dal d.l. n. 97 del 1995, conv. dalla l. n. 203 del 1995. La rilevanza penale della condotta deve peraltro escludersi nel caso di mera consegna tardiva delle schede, non più prevista nella formulazione vigente del comma 3 del citato art. 109, che impone soltanto che entro le ventiquattro ore successive all’arrivo vengano comunicate alla questura le generalità delle persone alloggiate avvalendosi anche di mezzi informatici e telematici o mediante fax. (Da queste premesse, in una vicenda in cui la contestazione riguardava solo la materiale consegna tardiva delle schede, la sentenza di condanna è stata annullata, perché il fatto contestato non è previsto dalla legge come reato).

Commercio di cose usate di valore apprezzabile

  • Cassazione civile sez. II  13 giugno 2014 n. 13525
  • Chi esercita il commercio di cose usate di valore apprezzabile, ancorché non ricomprese tra quelle antiche o preziose, deve farne preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza.
  • Revoca Cass., sez. II, 9 aprile 2009 n. 8752