Archivio mensile:marzo 2015

10 aprile 2015 Art Sharing e THE LOVE TRANSCRIPTIONS of Augustin Maurs

Venerdì 10 Aprile ore 19.00 si inaugura, negli spazi della Galleria artQ13, in Via Nicola Coviello 15, a Roma, il musical reading THE LOVE TRANSCRIPTIONS di Augustin Maurs, compositore francese residente a Berlino.

Come si legge su sito di artq13:

“Durante l’evento The Love Transcriptions verrà attivato per la prima volta il servizio di ArtSharing, esperimento che permette al pubblico di noleggiare temporaneamente un’opera messa a disposizione dall’artista durante la mostra. Promosso da artQ13 per favorire e sperimentare nuove forme di fruizione dell’arte, Art Sharing è un progetto ideato in collaborazione con la curatrice Roberta Palma e basato sui modelli contrattuali dell’Avvocato Roberto Colantonio, pubblicati nel suo libro L’arte condivisa (Iemme Edizioni, 2012).”

Non posso non fare un grande in bocca al lupo a una lettrice così attenta del mio libro che, dalla sua pubblicazione tre anni fa, nel 2012, ha saputo mantenere la sua originalità ed attualità.

Roberto Colantonio

arte condivisa cover

Art Sharing su Napoliclic

Alessandra Del Giudice recensisce i miei libri “Arte Condivisa” e “Locazione di Opere d’arte in Svizzera”, Iemme Edizioni, su napoliclic

La Bellezza è un diritto di tutti, questa la rivoluzione del libro “L’arte condivisa” dell’avvocato napoletano Roberto Colantonio che rimarca un cambiamento epocale: la felicità è un fatto di momenti, non di possesso.

La bellezza è un diritto di tutti. Roberto Colantonio, che si occupa principalmente di diritto societario e del lavoro, con “L’ arte condivisa-Art sharing. Un nuovo rispetto per l’artista, una nuova fruizione dell’arte” (2012, in distribuzione in Feltrinelli.it) e poi con il suo ultimo “Locazione di Opere d’Arte in Svizzera, un contratto di Art Sharing ” (2014), entrambi Iemme edizioni, sdogana definitivamente l’idea che l’arte si possa affittare.
Oggi, molte cose, positive e negative, sono in condivisione, quasi tutto. Lavori, case, automobili, prodotti multimediali, persino i figli, nel caso di genitori separati. Il campo dell’arte, avanguardia per antonomasia, sembra essere rimasto inspiegabilmente al palo, ossessionato dall’idea che quadri, disegni e sculture possano essere commercializzate solo attraverso la più definitiva e dolorosa delle separazioni che possa vivere un artista: la vendita della sua opera perché gli scambi nell’arte contemporanea sembrano conoscere solo la forma della compravendita.
“L’arte è finalizzata a provocare un’emozione- spiega Colantonio-. Se andiamo in un museo non pensiamo di comprare le opere d’arte portandoci a casa uno scalpo, eppure usciamo arricchiti poiché abbiamo acquisito il bene più prezioso: un momento di felicità. E poi nulla è per sempre”.
Colantonio chiarisce, leggi e lungimiranza alla mano, che vendere non è l’unico modo che ha un’artista per trarre visibilità e guadagno dalle proprie opere, né per il collezionista di stabilire una relazione privilegiata con l’opera d’arte. Con i contratti di Art Sharing l’artista può scegliere tra un guadagno immediato e la possibilità di un canone mensile, tornando in possesso del suo lavoro allo scadere del termine concordato e dando la possibilità ad appassionati d’arte e collezionisti di godere della bellezza a prezzi contenuti.
Ci piace anche molto che Roberto Colantonio abbia scelto la collana piano B di Iemme Edizioni (per cui ha anche pubblicato: “Lavorare in nero” e “Il sole a Lugano”).
Il piano B oggi è quello che molti racchiudono nel cassetto, da realizzare, domani o magari mai. L’importante è sognare. Il piano B è la via di fuga possibile, è una forma di resilienza psicologica alla crisi, è un angolo nascosto eppure fondamentale che assolve al compito di dare spazio ad una parte di noi inespressa. Il piano B è anche, semplicemente, trovare degli escamotage per vivere meglio in una società in cui le possibilità economiche diminuiscono giorno per giorno, ma è sempre più forte la consapevolezza che il denaro non fa la felicità.
Come dice Art Buckwald, citato dallo stesso Colantonio, “The best things in life aren’t things”.

http://www.napoliclick.it/portal/il-click-di-napoliclick/1949-e-accattat-n-emozione.html

Licenziamento del lavoratore disabile

Cassazione civile sez. lav.  26 febbraio 2015 n. 3931 

In tema di licenziamento del lavoratore disabile, l’art. 10, comma 4, legge n. 68 del 1999, che prevede l’annullabilità del recesso esercitato nei confronti del lavoratore disabile (o di categoria equiparata) occupato obbligatoriamente qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva prevista dal precedente art. 3 della legge, riguarda soltanto il recesso di cui all’articolo 4, comma 9, legge n. 223 del 1991, ovvero il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo» e non anche gli altri tipi di recesso datoriale. Ne consegue che la norma non si applica al licenziamento per superamento del periodo di comporto.

Demansionamento del giornalista

Cassazione civile sez. lav.  20 febbraio 2015 n. 3474 

In tema di demansionamento, in professioni intellettuali, come quella del giornalista, anche a parità di qualifica e di retribuzione, può verificarsi una violazione del disposto dell’art. 2103 c.c. con conseguente vulnus della ‘professionalità’ nel caso in cui viene concretizzato un vulnus della personalità del lavoratore a seguito di una cesura dello sviluppo delle professionalità acquisite sino a quel momento della propria carriera lavorativa con conseguente possibile, se provato, risarcimento della sua immagine (confermato il demansionamento di un giornalista che dopo essersi per anni interessato come giornalista di cronaca nera e giudiziaria e poi di cronaca politica, era stato poi assegnato a compiti di scarsa rilevanza e del tutto estranei alla cronaca politica).

Infortunio in itinere

Cassazione civile sez. VI  18 febbraio 2015 n. 3292  

In tema di infortunio in itinere, il rischio elettivo che ne esclude la indennizzabilità deve essere valutato con maggior rigore che nell’attività lavorativa diretta, comprendendo comportamenti di per sé non abnormi, secondo il comune sentire, ma semplicemente contrari a norme di legge o di comune prudenza. Ne consegue che la violazione di norme fondamentali del codice della strada può integrare il rischio elettivo che esclude il nesso di causalità tra attività protetta ed evento (esclusa, nella specie, l’ipotesi infortunio in itinere, atteso che il lavoratore con la propria condotta imprudente, consistita nell’effettuare un sorpasso su un tratto di strada che tale condotta vietava, in prossimità di una curva e tenendo una velocità non adeguata alle condizioni stradali, generando di conseguenza uno scontro con una vettura proveniente dalla direzione opposta, aveva assunto una condotta tale da ingenerare un rischio elettivo in grado di elidere il nesso di causalità tra evento e attività protetta).

secondo lavoro non autorizzato

Cassazione civile sez. lav.  18 febbraio 2015 n. 3254

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito circa l’illegittimità del licenziamento irrogato ad un addetto alle Poste che, sebbene in malattia, era stato scoperto a svolgere attività lavorativa presso una rivendita di frutta e verdura, atteso che, pur trattandosi di illecito disciplinare, non era di gravità tale da giustificare il licenziamento, in quanto, alla luce del dettato contrattuale, per giustificare il licenziamento con preavviso, la condotta del lavoratore doveva recare pregiudizio alla regolarità del servizio (nella specie non dimostrata) nonché gravi danni alla società o a terzi (nella specie inesistenti). Né peraltro trattavasi di assenza arbitraria, trattandosi di malattia non simulata, nè costituiva attività in concorrenza.

Danneggiamento di materiale aziendale

Cassazione civile sez. lav.  13 febbraio 2015 n. 2904  

Il comportamento del lavoratore che, animato da finalità giocose o scherzose, consapevolmente danneggia o manomette il materiale dell’azienda può configurarsi come grave inadempimento agli obblighi di diligenza e correttezza e giustificare il licenziamento (riconosciuta la legittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore addetto alla linea di assemblaggio di sedili per auto che inseriva materiale di scarto nei medesimi al solo fine di prendersi gioco della collega addetta al controllo, condotta protrattasi per un lungo periodo di tempo e potenzialmente idonea a creare un grave danno all’immagine della società).

Parole offensive e volgari contro il datore di lavoro

Cassazione civile sez. lav.  11 febbraio 2015 n. 2692 

Deve essere confermato il giudizio del merito che ha ricondotto all’insubordinazione lieve l’uso, contro il diritto superiore, di parole offensive e volgari da parte di un lavoratore che si riteneva vittima di una maliziosa delazione, senza contestare i poteri dello stesso superiore e senza rifiutare la prestazione lavorativa, allorchè si consideri che il contratto collettivo di categoria (nella specie per i dipendenti dell’industria metalmeccanica), parifica all’insubordinazione grave, giustificativa del licenziamento, gravi reati accertati in sede penale, quali il furto e il danneggiamento.

Lavoratore aggressivo con le colleghe

Cassazione civile sez. VI  06 febbraio 2015 n. 2330  

La potestà di infliggere sanzioni disciplinari è riservata dall’art. 2106 c.c. alla discrezionalità dell’imprenditore, in quanto contenuta nel più ampio potere di direzione dell’impresa a costui attribuito dall’ars 2086 c.c., a sua volta compreso nella libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 Cost.; ne consegue che il giudice, pur nel caso sia stato adito dal datore di lavoro per la conferma della sanzione disciplinare e sia stato dallo stesso esplicitamente richiestone, non può convertirla in altra meno grave (fattispecie relativa alla sanzione inflitta ad un dipendente accusato di aver tenuto una condotta offensiva ed aggressiva nei confronti di alcune colleghe di lavoro).

certezza del diritto nell’era digitale: ma la firma digitale, no?

Si discute sul ddl concorrenza e sull’asticella economica da “sottrarre” ai Notai, tirando in ballo liberalizzazioni e certezza del diritto. Chiunque sia stato all’estero non avrà mancato di notare, pressocché ovunque nelle città, dei modesti negozietti al pian terreno, con su la scritta “Notaris” e fatto l’inevitabile paragone con gli studi notarili italiani, di ben altro tenore e prestigio.

Dal “nostro” versante, soci di capitale, centri servizi e window law firm stanno trasformando il ruolo e persino l’aspetto degli studi legali.

Ma siamo davvero sicuri, noi professionisti, che vogliamo pensare le nostre professioni come prestatori di mere esecuzioni che di qualitativo hanno ben poco? Autenticare una firma, per i notai; dettare una semplice lettera di messa in mora, per noi avvocati?

Vogliamo davvero diventare i nuovi scrivani per analfabeti e farci pagare un tanto a pizza, come Totò in Miseria e nobiltà?

Al Presidente del Consiglio, che ad ogni piè sospinto ci ricorda che siamo nell’era di internet e degli smartphone, mi permetto di suggerire: obbligatorietà della posta elettronica certificata e della firma digitale PER TUTTI, e non solo per imprese e professionisti.  

Al costo di poche decine di euro l’anno, si risparmierebbero costi e file alle poste e onorari di notai e avvocati.