Archivio mensile:Feb 2016

Arte Condivisa. Articolo sulla presentazione a Caserta

Dal sito: Vivi Casa Giove

Si è conclusa il 26 febbraio “RivelArti”, rassegna che promuove gli artisti del territorio fondendo più linguaggi dell’arte. Suddivisa in quattro incontri, ogni appuntamento prevedeva il vernissage di una mostra collettiva, in allestimento per le due settimane successive al medesimo, ed interventi di realtà e personalità di spicco del panorama culturale nostrano: poeti, saggisti, narratori, case editrici non a pagamento, cantautori “indie”, formatori, studiosi, gruppi e associazioni intellettuali.

A introdurre la serata è Maria Pia Dell’Omo, che disquisisce con Roberto Colantonio, saggista e portavoce della Iemme Edizioni di Napoli, e la poetessa Michela Salzillo di arte e condivisione.

Art Sharing” è difatti il titolo del saggio di Roberto Colantonio, edito dalla Iemme Edizioni (No EAP – casa editrice non a pagamento) per la collana “Piano B”, primo libro in Italia ad aver analizzato l’omonimo fenomeno.

[] gli scambi nellarte contemporanea sembrano conoscere solo la forma della compravendita. Come in un mercato azionario. Paradossale per un settore che dovrebbe per antonomasia essere allavanguardia. Vendere non è lunico modo che ha un artista per trarre visibilità e guadagno dalle proprie opere. I contratti di artsharing propongono soluzioni alternative, già previste dallordinamento giuridico per altre forme di godimento sui beni mobili, da applicare tenendo conto della specificità delloggetto: le opere darte sono beni infungibili, unici. [] Città e aree geografiche non sono solo entità amministrative sulla carta, sono espressione ed alimento tra chi vive di comunità socio-economche e della quale gli Artisti rappresentano senzaltro una delle più importanti forme di espressione ed interpretazione. [] Sostenere i propri artisti locali vuol dire poter avere una possibilità in più perché le nostre storie vengano raccontate.

(Da Art Sharing Un nuovo rispetto per lArtista, una nuova fruizione per lArte, Iemme Edizioni, 2012)

Dopo una analisi del fenomeno, Colantonio racconta del rapporto con la sua editrice e di come essa sia legata da una idea molto più complessa all’ambizione di raccontare e fare arte: Iemme è un marchio editoriale del progetto artistico culturale NEA (http://www.spazionea.it/spazio), spazio dedicabile a mostre, workshop , reading, presentazioni, nonché cafè-bistrot.

(..) leggi l’articolo completo al link riportato in testa.

 

Arte Condivisa a Caserta

Il 26.02.2016 ho presentato il mio libro Arte Condivisa al Coffea di Caserta, un caffè e spazio espositivo tra pittori, fotografi, musicisti e un pubblico partecipe.

Condivisione per dare voce agli  Artisti locali, gli unici che possono raccontare le nostre storie.

caserta 1

caserta 2

caserta 3

caserta 4

Grazie alla curatrice Maria Pia dell’Omo e  alla scrittrice Michela Salzillo.

 

 

 

L’Anai si interroga sulla Sharing Economy

Nell’apertura alla newsletter dell’11.02.2016, l’Avv. Maurizio De Tilla, Presidente dell’Anai, fa una interessante riflessione sul tema della Sharing Economy. Anche per Arte Condivisa – Art Sharing, aggiungo io, la realtà copia il web, la sua velocità, la sua capacità di collegamenti e di fare sistema, la sua “viralità”. Oggi come oggi internet non si può “ignorare”. E neppure la capacità espansiva del condividere.

Roberto Colantonio

L’intervento:

“Anai – La Sharing Economy

Con l’avvento di internet si è innescata una dinamica innovativa anche nella vita sociale. Con la sharing economy si condividono oggetti di elettronica, lezioni o servizi, utensili ma anche biciclette, abiti, oggetti casalinghi, equipaggiamenti sportivi, auto, ecc.. 

Una specie di economia collaborativa basata su una serie di valori come la sostenibilità e la fiducia.

Come esempio di sharing economy si fa cenno alla piattaforma che mette in contatto viaggiatori in tutto il mondo con persone che offrono un divano per ospitarle gratuitamente, oppure lo scambio di libri nel quartiere, o il noleggio di competenze come cenare nelle case di altri utenti che offrono menù a pagamento in una sorta di “ristorante casalingo”, o il prestito di giochi per bambini o utensili per il “fai da te” tra vicini.

Le persone si scambiano e prestano oggetti, condividono, collegando attraverso un’App o un Sito Internet domande o offerte.

Ognuno di noi si trasforma così, in un presumer (produttore e consumatore assieme) diventando al contempo cuoco o cliente, affittuario o viaggiatore, autista o passeggero, e così via.

Maurizio de Tilla

(Presidente A.N.A.I.)”

La legge 104 e la società

Riprendo da internet un divertente fotomontaggio che ben rappresenta un’opinione diffusa sulla L. 104. Eppure di veri invalidi ce n’è e la Legge 104 rappresenta un’importante conquista sociale. Quindi, più controlli, certo, ma facciamo attenzione a non buttare il bambino con l’acqua sporca…

12647387_1685085915067166_4706221163155895508_n

 

 

Se questa si può chiamare… Arte

Se vi accontentate di pezzi di arredo e non vi disturba che vengano chiamati “arte”, l’offerta che c’è in giro è tanta.

Ad esempio: http://www.houzz.it/lexp/soggiorno/italia/query/quadri/?m_refid=it-fb-content_galleries_189a9ee8

Se invece comincia a entrarvi nella testa un’idea di Arte condivisa, magari può venirvi voglia di dare una lettura al mio libro…

Arte condivisa, una nuova fruizione dell’Arte, un nuovo rispetto per l’Artista

 

Le indennità di turno e i riposi compensativi

lavoro-turni

Ribadisce l’orientamento della Suprema Corte la recente pronuncia di Cassazione n. 24439 dell’1.12.2015, secondo cui “… L’indennità giornaliera, prevista a favore del personale del ruolo sanitario con orario di lavoro settimanale ripartito su cinque giorni lavorativi con servizio articolato su tre turni, non compete per la giornata del sabato, ove questa non sia lavorata per riposo settimanale, trattandosi di emolumento aggangiato all’effettiva prestazione del servizio ed inteso a ristorare la maggior gravosità del lavoro prestato in turni, sicchè essa spetta al lavoratore per le giornate non lavorate esclusivamente in caso di assenza per riposo compensativo, in dipendenza del recupero della prestazione lavorativa svolta in eccedenza rispetto a quella prevista contrattualmente, attese le esigenze di copertura dei turni.”

Di chi è l’impresa? Riflessioni per un migliore sistema organizzativo

Di chi è l’impresa?
A chi appartiene, chi ne ha il pezzo più grande?
Parlo di impresa, come attività economica organizzata e non di azienda, complesso di beni, patrimonio,per la quale il discorso è più chiaro.

7403041-scacchi-vincitore-sconfitte-bianchi-re-astratto-sfondo-blu--Archivio-Fotografico

Recentemente, quasi al termine di una docenza universitaria di 8 ore, pensavo di aver perso l’attenzione di chi mi ascoltava e allora ho calato la carta più interessante: il Mobbing.
E, come prevedevo, l’interesse si è risvegliato. (Nei limiti di quanto sia possibile, credo, dopo un lungo intervento.)
Quando siamo scesi nel pratico, erano tutti d’accordo – si trattava di aspiranti HR – : avrebbero punito l’aggressore. Avrebbero fatto “buona guardia”.
Sì, ma ho fatto loro notare che non è sempre facile distinguere. Magari l’aggressore è quello che si rivolge alla direzione del personale lamentando un’ingiusta persecuzione. Giocando di anticipo.
I ragazzi hanno rilanciato proponendo di ascoltare tutte le parti e l’altro personale, per redigere un rapporto. Molto dettagliato.
E poi, ho sollecitato io, oltre a bloccare il lavoro e ad accelerare in un certo senso l’escalation, cosa ne farete di tutto questo mucchio di carta? Non vi basterà riempirne un cassetto per dire che vi siete interessati del problema quando il datore di lavoro sarà chiamato dinanzi a un Giudice a risponderne.
Una soluzione empirica, di valutare caso per caso, pure proposta da un altro studente, voleva però dire rinunciare all’iniziativa e subire gli eventi. Proprio quello che accade nel Mobbing. È stato anche avanzato di mettere telecamere ovunque. Lo spettro di un incubo tecnologico che ho voluto subito allontanare, con buona pace dei falsi miti sul Jobs Act.
Punire entrambi i soggetti coinvolti, mobbizzante e mobbizzato, con una sanzione lieve, per tenere il polso della situazione e non spingere il mobbizzato dalla parte del torto, non li convinceva.
Ritenendolo ingiusto, si erano nei fatti già schierati. Ed è quello che nel Mobbing non deve succedere. Il mobbizzante come il mobbizzato sono una risorsa dell’azienda e comunque vada un valore non va buttato via a prescindere.
Intanto riflettevo su come emerga, anche nell’ambito delle risorse umane, un protagonismo che fa più male che bene. Un protagonismo in buona fede incoraggiato da un vuoto di potere.
Perché, torno a chiedere, di chi è l’impresa?
Dell’imprenditore che si assume il rischio imprenditoriale? Ma l’art. 2082 del codice civile definisce, all’inverso, l’imprenditore partendo dalla nozione di impresa.
Delle banche che la finanziano? Ma fallimento e altri istituti concorsuali li pongono in posizione subordinata rispetto ai creditori privilegiati.
Dei soci, di capitale o no? Ma, tranne che in certi casi, la loro responsabilità è disgiunta da quella dell’impresa. Per loro c’è “vita oltre l’impresa”.
Dei lavoratori subordinati che mettono a disposizione le loro energie lavorative? Ma la funzione alimentare della retribuzione per il sostentamento proprio e della loro famiglia non sembra qualificarli come protagonisti delle scelte di impresa.
Si sono annoverati tra i proprietari dell’impresa persino i clienti. Ma quando acquistiamo un prodotto o un servizio non è forse vero il contrario, visto che è piuttosto l’impresa a dire: i miei clienti?
E allora di chi è, se pure è di qualcuno, quest’impresa?
L’impresa, a mio modo di vedere, appartiene a se stessa. Come in un romanzo di Agatha Christie, spesso “l’assassino” non è nessuno o lo sono tutti.
L’impresa prospererà se riuscirà nel difficile intento – meglio, se ciascuno dei protagonisti riuscirà – a fare sentire l’altro il proprietario.
Imprenditore, banche, creditori, soci, lavoratori e consulenti, per arrivare ai clienti, da mantenere e incrementare.
In una partita in cui tutti giocano in un ruolo diverso dal loro.
Avv. Roberto Colantonio