Archivio mensile:Gennaio 2018

Indennità per licenziamento intimato in ritardo

Il lasso di tempo tra la contestazione dell’addebito e il licenziamento non può essere nè notevole nè ingiusto. Altrimenti comporta l’applicazione dell’indennità prevista dal novellato quinto comma dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

“La dichiarazione giudiziale di risoluzione del licenziamento disciplinare conseguente all’accertamento di un ritardo notevole e non giustificato della contestazione dell’addebito posto a base dello stesso provvedimento di recesso, ricadente “ratione temporis” nella disciplina dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970, così come modificato dal comma 42 dell’art. 1 della legge n. 92 del 28.6.2012, comporta l’applicazione della sanzione dell’indennità come prevista dal quinto comma dello stesso art. 18 della legge n. 300/1970.”

Cassazione 2017

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Processo del lavoro: tutela reintegratoria e tutela residuale.

“La tutela reintegratoria è residuale rispetto a quella indennitaria, infatti, il giudice ‘può’ attribuire la c.d. tutela reintegratoria attenuata, tra tutte le ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo oggettivo, esclusivamente nel caso in cui il fatto posto a base del licenziamento non solo non sussista, ma anche a condizione che detta insussistenza sia manifesta.” Cfr. Cassazione lavoro n. 30323 del 18.12.2017

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Impossibilità della prestazione per sopravvenuta infermità permanente del lavoratore

“In caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, l’impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato, ai sensi degli art. 1 e 3 l. n. 604 del 1966 e art. 1463 e 1464 c.c., non è ravvisabile per effetto della sola ineseguibilità dell’attività attualmente svolta dal prestatore di lavoro, perché può essere esclusa dalla possibilità di adibire il lavoratore ad una diversa attività, che sia riconducibile – alla stregua di un’interpretazione del contratto secondo buona fede – alle mansioni attualmente assegnate o a quelle equivalenti o, se ciò è impossibile, a mansioni inferiori, purché tale diversa attività sia utilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore.” Cfr. Cassazione lavoro n. 29250 del 6 dicembre 2017.

 

Il lavoratore può opporsi a un trasferimento illegittimo

“Il trasferimento di un lavoratore disposto in carenza di sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive costituisce inadempimento datoriale, cui il lavoratore può reagire ai sensi dell’art. 1460, comma 1, c.c., rifiutando di prendere servizio nella sede di destinazione e mettendo, però a disposizione le proprie energie lavorative presso l’originaria sede di lavoro. Per tale motivo, il licenziamento intimato dall’azienda per il rifiuto del lavoratore a prestare servizio nella sede di destinazione è illegittimo poiché non sorretto da giustificato motivo soggettivo.” Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2017, n. 29054

é illegittimo il licenziamento del lavoratore in congedo straordinario trovato in alcune occasioni lontano dall’abitazione materna

“Non può ritenersi che l’assistenza che legittima il beneficio del congedo straordinario possa intendersi esclusiva al punto da impedire a chi la offre di dedicare spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita, quali la cura dei propri interessi personali e familiari, oltre alle ordinarie necessità di riposo e di recupero delle energie psico -fisiche, a patto però che risultino complessivamente salvaguardati i connotati essenziali di un intervento assistenziale che deve avere carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile (nella specie, la Corte ha ritenuto illegittimo il licenziamento del lavoratore in congedo straordinario retribuito per dare assistenza alla madre disabile che era stato trovato in alcune occasioni lontano dall’abitazione materna).” Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2017, n. 29062

 

Il datore di lavoro deve informare il neoassunto quale garante della sicurezza

Il datore di lavoro, in quanto «garante della sicurezza», deve impartire particolari prescrizioni e dare adeguate informazioni al personale neoassunto. Diversamente, ne risponde degli infortuni subiti.

Cassazione civile, sez. lav., 19/12/2017, n. 30437

 

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Se la condotta del lavoratore è abnorme, comunque c’è responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio

Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono diretti a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili a imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti o vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore. La condotta di quest’ultimo può comportare l’esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità solo quando presenti i caratteri dell’abnormità, dell’inopinabilità e della esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute.

Cassazione civile, sez. I, 05/12/2017, n. 29115

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La giusta causa di licenziamento è una norma elastica. Valutazione delle circostanze concrete

La giusta causa di licenziamento integra una norma elastica che richiede di essere concretizzata dall’interprete tramite la valorizzazione dei fattori esterni relativi alla coscienza generale e dei principi tacitamente richiamati dalla norma, quindi mediante specificazioni che hanno natura giuridica e la cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge. È invece demandato al Giudice di merito l’accertamento della ricorrenza concreta degli elementi del parametro normativo in quanto consistente in un giudizio di fatto.

Cassazione civile, sez. lav., 04/12/2017, n. 28962 Vedi sentenza

Non paga l’irap l’artista che non organizza l’evento

Non è soggetto all’Irap l’artista che non organizza gli eventi e non ne è il responsabile, anche a fronte di guadagni elevati da tale attività.

Cassazione civile, sez. trib., 13/12/2017,  n. 29863

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SIAE e secondary ticketing

È illecita la vendita sul mercato secondario dei biglietti di un evento musicale quando l’attività di secondary ticketing viene svolta in maniera professionale e organizzata dalle stesse società che organizzano l’evento e/o gestiscono piattaforme informatiche di commercio elettronico, ponendo in essere una vera e propria attività lucrativa, che si interpone tra i distributori ufficiali e i consumatori. Tale illiceità deriva dal fatto che essa si traduce in una sostanziale elusione delle disposizioni a tutela del diritto patrimoniale d’autore e dunque in un pregiudizio economico sia per gli autori rappresentati dalla SIAE che per i consumatori finali (oltre che per l’Erario).

Tribunale Roma, sez. IX, 30/11/2016

L’irap e il requisito dell’autonoma organizzazione

Il professionista, l’artista o l’imprenditore individuale il quale si serva di un solo collaboratore adibito a mansioni di segreteria o, comunque, mansioni meramente esecutive, non è soggetto all’IRAP. Infatti, l’apporto recato all’attività del professionista dalle suddette risorse materiali e umane integra il requisito dell’autonoma organizzazione solo ove esso ecceda, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, requisito non sussistente nella fattispecie in esame alla luce della prodotta documentazione ove si rinviene unicamente un’indispensabile strumentazione a corredo dello svolgimento dell’attività lavorativa. Infatti, dal libro dei cespiti ammortizzabili risulta la dotazione di computer, fax, stampante e programma applicativo, pertanto, si tratta di un’attività che esula dall’applicazione dell’IRAP.

Comm. trib. reg. Campobasso, (Molise), sez. II, 06/11/2017,  n. 657

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è responsabile l’amministratore per la sicurezza sul lavoro se non ha delegato altri

Qualora non venga fornita prova della delega di responsabilità per infortuni o sicurezza sul lavoro, l’amministratore non può sottrarsi dalle responsabilità per lesioni subite dal lavoratore nell?espletamento delle proprie mansioni.

Cassazione penale, sez. IV, 09/11/2017, n. 52536

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SIAE e diffusione online di catalogo multimediale

In tema di violazione delle leggi sul diritto d’autore, il gestore di un sito che mette a disposizione del pubblico (mediante visione in streaming o download) un vasto catalogo multimediale di opere cinematografiche e televisive, tutelate dal diritto d’autore, senza le licenze di sfruttamento rilasciate dalla Siae, è punibile ai sensi dell’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis) L. n. 633/1941 solo se risulti provata la finalità di lucro, che costituisce un requisito essenziale di punibilità.

Per fine di lucro deve intendersi l’intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa.

Tribunale Frosinone, 07/02/2017, n. 181

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il datore di lavoro ha l’obbligo di chiamare immediatamente un’ambulanza

Chiunque concorra a determinare il danno ingiusto è tenuto, in solido con eventuali coautori al risarcimento integrale del danno (fattispecie relativa ai danni occorsi ad un lavoratore colto da infarto dovuti al ritardo nei soccorsi causati dalla mancata immediata chiamata dell’ambulanza da parte del responsabile dell’ufficio in cui lavorava).

Cassazione civile, sez. lav., 13/11/2017, n. 26751

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SIAE e format televisivi

In tema di diritto di autore relativo a programmi televisivi, ai fini della configurabilità di un’opera dell’ingegno, pur potendosi prescindere da una assoluta novità ed originalità di essa e nell’ambito di un concetto giuridico di creatività comunque soggettivo, è necessario, con riferimento al “format” cioè all’idea base di programma quale modello da ripetere anche da altre emittenti o in altre occasioni ed in assenza di una definizione normativa, avere riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della SIAE n. 66 del 1994, secondo cui l’opera, ai fini della prescritta tutela, deve presentare come elementi qualificanti articolazioni sequenziali e tematiche costituite da un titolo, un canovaccio o struttura narrativa di base, un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma.

Cassazione civile, sez. I, 27/07/2017, n. 18633

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Fotografia e patto di unica riproduzione

In tema di cessione dei diritti di autore sulle fotografie, la previsione di cui all’art. 89 della legge sul diritto di autore, n. 633 del 1941, nello stabilire la regola secondo cui la cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti nell’articolo precedente, sempreché tali diritti spettino al cedente, non regola affatto il caso opposto, ossia quello nel quale l’autore delle fotografie abbia trattenuto il negativo (o l’analogo mezzo di riproduzione) limitandosi a cedere all’editore una copia stampata di esso, atteso che in tal caso l’esistenza del patto di unica riproduzione deve essere provata attraverso gli ordinari mezzi, non potendo risultare da una inesistente presunzione di legge.

Cassazione civile, sez. VI, 14/11/2017, n. 26949

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Trasferimento del lavoratore arbitrario

Il trasferimento di un lavoratore disposto in carenza di sufficienti ragioni tecniche, organizzative e produttive costituisce inadempimento datoriale, cui il lavoratore può reagire ai sensi dell’art. 1460, comma 1, c.c., rifiutando di prendere servizio nella sede di destinazione e mettendo, però a disposizione le proprie energie lavorative presso l’originaria sede di lavoro. Per tale motivo, il licenziamento intimato dall’azienda per il rifiuto del lavoratore a prestare servizio nella sede di destinazione è illegittimo poiché non sorretto da giustificato motivo soggettivo.

Cassazione civile, sez. lav., 05/12/2017, n. 29054

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la SIAE e la licenza per l’utilizzazione delle opere musicali

In tema di protezione del diritto di autore e con riferimento alle opere musicali, il contratto con il quale la SIAE, ai sensi dell’art. 180 LDA, dia “licenza” per l’utilizzazione delle opere musicali in favore di un’impresa radio -televisiva, non comporta l’inclusione della sua utilizzazione nell’ambito di uno sceneggiato televisivo (o fiction o sequal o soap opera) per il tramite della cd. tecnica di “sincronizzazione” dell’opera musicale con le immagini televisive.

Cassazione civile, sez. I, 12/12/2017, n. 29811

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Per il mobbing occorrono condotte sistematiche e ripetute e non singoli episodi avvenuti anni prima.

Oltre all’intento persecutorio, perchè si configuri Mobbing occorrono una serie di atti e non un singolo episodio, che si ripetono sistematicamente e che non risalgano ad anni addietro.

“Affinché sia configurabile il mobbing, le condotte degli agenti debbono essere persecutorie, sistematiche e ripetute a breve termine, non potendosi contestare singoli episodi avvenuti a distanza di anni.” Cfr. Cassazione Lavoro n. 28098 del 24.11.2017

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Licenziamento del socio lavoratore di cooperativa

Il socio lavoratore può impugnare anche solo il licenziamento senza obbligo di impugnare la delibera di esclusione

In tema di tutela del socio lavoratore di cooperativa, in caso d’impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non è inibita dall’omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutori.

Cassazione civile, sez. un., 20/11/2017, n. 27436