Non c’è mobbing senza intento persecutorio

L’intento persecutorio è uno degli elementi necessari perchè una serie di atti configuri mobbing.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di recente: “Il mobbing, venendo in rilievo il principio del neminem laedere, sia pure nel più ampio contesto di cui all’art. 2087 c.c.. la cui violazione deve essere fatta valere con autonoma azione, non è riconducibile a mera colpa, occorrendo la prova di un intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.” Cfr. Corte Cassazione Lavoro n. 27110 del 15.11.2017.

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