Straining e Mobbing. Stress sul lavoro

Straining e Mobbing

Il caso è tratto dalla sentenza Cassazione civile sez. Lavoro, 04/10/2019, n.24883

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Il caso.

Un dipendente cita in giudizio il suo datore di lavoro per il risarcimento dei danni patiti, patrimoniali e non, per mobbing e/o straining e demansionamento.

Le sue domande vengono rigettate in primo e secondo grado.

La Corte ha ritenuto che l’omesso riconoscimento del superiore livello di inquadramento rivendicato non poteva essere considerato una condotta di tipo vessatorio e/o persecutorio.

Il lavoratore propone ricorso per cassazione.

 

La sentenza.

Il ricorso viene respinto e anche i controricorsi del datore di lavoro. il Giudice di Cassazione, pertanto, ripartisce le spese e competenze tra le due parti in ragione della reciproca soccombenza. Il ricorrente è condannato a pagare altresì un importo pari al contributo unificato versato.

 

I principi espressi in sentenza:

– la dequalificazione può essere configurata come elemento di mobbing se viene fornita la prova dell’esistenza di un intento persecutorio da parte del datore di lavoro;

– ai fini della configurabilità del mobbing lavorativo, l’elemento qualificante, che deve essere provato da chi assume di avere subito la condotta vessatoria (ovvero il lavoratore), va ricercato non nell’illegittimità dei singoli atti bensì nell’intento persecutorio che li unifica. Nel caso specifico mancavano gli elementi elementi idonei a rivelare un tale intento;

– L’art. 2087 c.c. (tutela delle condizioni di lavoro: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”)

 

è norma di chiusura del sistema antinfortunistico e suscettibile di interpretazione estensiva in ragione sia del rilievo costituzionale del diritto alla salute sia dei principi di correttezza e buona fede cui deve ispirarsi lo svolgimento del rapporto di lavoro.

 

Di conseguenza il datore è tenuto ad astenersi da iniziative che possano ledere i diritti fondamentali del dipendente mediante l’adozione di condizioni lavorative “stressogene” (cd. “straining”).

 

A tal fine il giudice del merito, pur se accerti l’insussistenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare gli episodi in modo da potersi configurare una condotta di “mobbing”, è tenuto a valutare se, dagli elementi dedotti – per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto – possa presuntivamente risalirsi al fatto ignoto dell’esistenza di questo più tenue danno.

 

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Il punto di svolta del caso.

Il lavoratore, che lamentava un danno alla salute, ha disatteso il suo onere della prova, mancando di provare, oltre all’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra. Solo se il lavoratore abbia fornito tale prova sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Sentenza favorevole al datore di lavoro

 

Box: Lo straining: secondo una recente sentenza di merito, “ e che per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto possono determinare la sussistenza di un più tenute danno a fronte di condotte datoriali non sorrette da un intento persecutorio idoneo ad unificare gli episodi o comunque a configurare una condotta di “mobbing”. Cfr. Tribunale Roma sez. lav., 10/01/2019, n.156.

 

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Abilitazione alla professione di Avvocato 2002. Iscritto all’Albo Avvocati – Ordine di Napoli – dal 17 dicembre 2002. Iscritto all'Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti, dal 22 gennaio 2016 Membro della Commissione Atti Atipici e Nuove fattispecie negoziali dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, dal 5.07.2016 Focus area: Diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, Intellectual Property Rights. Art Law. Contrattualistica e contenzioso giudiziale. Lingue: Italiano, Inglese Studio Legale Colantonio via Michelangelo Schipa n. 59 80122 Napoli

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