Mobbing e fumo di sigaretta.

Mobbing e fumo di sigaretta

Mobbing e fumo di sigaretta. 

Avv. Roberto Colantonio

Mobbing e fumo di sigaretta
Mobbing e fumo di sigaretta Storie di Mobbing. Saggio di Roberto Colantonio, Iemme Edizioni 2020. Immagine di Nicola Madonia.

 

LA PROTEZIONE DAL FUMO PASSIVO SUI LUOGHI DI LAVORO

Il datore di lavoro risponde, quindi, dei danni subiti dal dipendente a seguito della protratta esposizione passiva al fumo di sigaretta dei colleghi di lavoro. E questo a prescindere dalle previsioni di norme speciali in materia. Cfr. Trib. Roma, Sez. Lav., 20/06/2005.

 

Introduzione

Mobbing e fumo di sigaretta. Una morte ogni sei secondi.

“Il consumo di tabacco (tabagismo) rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a

livello mondiale ed è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il fumo di tabacco rappresenta, pertanto, la seconda causa di morte nel mondo. Nonché la principale causa di morte evitabile. L’OMS calcola che quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo; fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.” Cfr. salute.gov.it, articolo aggiornato al 29.05.2019.

 

Mobbing e fumo di sigaretta

Le morti per tabagismo in Italia superano di gran lunga il conto delle c.d. morti bianche che comunque sono in crescita. “Nel 2018 le denunce di infortunio con esito mortale sono state – secondo dati INAIL – 1.218, contro le 1.148 del 2017 e le 1.154 del 2016. Ma nei primi sette mesi del 2019 le denunce sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente.”

Ad ascoltare i numeri sembra di assistere all’incontro tra Nick e i suoi amici della M.d.M.27 nel film Thank You for smoking (“How many alcohol related deaths a year? 100,000? That’s, what, 270 a day? Tragedy. How many firearms related deaths a year? 11,000? That comes out to a measly 30 a day!”. Film di Jason Reitman, 2005).

 

Mobbing e fumo di sigaretta.

“Si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 e i 65 anni di età. C’è un Rapporto 2018 sulla prevenzione e controllo del tabagismo realizzato dalla Direzione Generale Prevenzione del Ministero della Salute. “In Italia nel 2016 i fumatori di tabacco sono circa il 20% della popolazione ultraquattordicenne, con forti differenze di genere (24,8% maschi e 15,1% femmine). Inoltre, il consumo medio di sigarette al giorno è di circa 12 sigarette, ¼ dei fumatori ne consuma più di un pacchetto al giorno”. Cfr. salute.gov.it, art. cit.

 

L’impatto economico

L’impatto economico e sociale è enorme, e caricando le strutture sanitarie gli effetti vanno a riversarsi, in ultima istanza sui contribuenti. “L’obbligo giuridico del datore di lavoro di adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore si estende alla tutela contro l’esposizione prolungata al fumo passivo di sigarette.” Cfr. Trib. Palermo, 02/05/2017, n.2227.

 

La Cassazione

Come ci ricorda la Cassazione, ogni malattia conseguenza dell’attività lavorativa può integrare malattia professionale indennizzabile “anche se non è compresa tra le malattie tabellato o tra i rischi tabellati”. Cfr. Cass. Civile, Sez. Lav., 17/08/2018, n.20774.

 

Esposizione al fumo di sigaretta

La protezione dall’esposizione al fumo di sigaretta è una tutela tipica, di rango costituzionale (art.32 Diritto alla Salute), che la tutela atipica del Mobbing va a integrare; è disciplinata da vari interventi legislativi, tra cui l’art.51 della L. n.3 del 16/01/2003 che fa divieto di fumo “nei locali chiusi, a eccezione di: a) quelli privati non aperti a utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” e prescrive per gli esercizi e i luoghi di lavoro “la dotazione di impianti per la ventilazione e il ricambio di aria regolarmente funzionanti”.

 

Il Ministero della Sanità

La Circolare del Ministero della Salute del 17 dicembre 2004 chiarisce che “il divieto di fumare trova applicazione nei luoghi di lavoro pubblici come in quelli privati che siano aperti al pubblico o agli utenti. Tale accezione comprende gli stessi lavoratori dipendenti, in quanto ‘utenti’ dei locali nell’ambito dei quali prestano la loro attività lavorativa. È interesse del datore di lavoro mettere in atto e far rispettare il divieto, anche per tutelarsi da eventuali rivalse da parte di tutti coloro che potrebbero instaurare azioni risarcitorie per danni alla salute causati dal fumo”.

 

Il responsabile

La Circolare indica nel datore di lavoro il soggetto tenuto a far rispettare tale divieto, tramite la nomina di un responsabile, e contiene sanzioni in caso di inosservanza con precisi obblighi di prevenzione. La normativa è confluita nel Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n.81 del 9/04/2008).

 

Normative specifiche

Vi sono, inoltre, normative specifiche che disciplinano il divieto di fumo nei luoghi di lavoro esposti a pericolo di incendio, al rischio di esposizione ad agenti cancerogeni, al rischio di esposizione ad agenti biologici e al rischio di esposizione ad amianto, dove il divieto si estende alle attività lavorative svolte all’aperto. Persino rispetto all’amianto, il tabagismo conserva la sua pericolosità.

 

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Le concause

Per il Giudice di legittimità, nel concorso tra le concause, esposizione ad amianto e tabagismo, non vi è prevalenza: il fumo ha conseguenze sulla misura del risarcimento del danno. “La sentenza, che ha riconosciuto la responsabilità datoriale nella causazione dell’evento dannoso per esposizione ad amianto nella misura del 59% con il conseguente obbligo risarcitorio in tale percentuale (sia per il danno iure hereditatis che per quello iure proprio), deve ritenersi errata nella parte in cui non sono state considerate dal giudice le conseguenze giuridiche derivanti dall’altro fattore di rischio di contrarre il carcinoma polmonare e cioè il fumo da sigaretta.

 

Sostanze cancerogene

Nell’interazione tra tali sostanze cancerogene non è possibile effettuare una valutazione di prevalenza tra le due. Il concorso del fumo nella causazione dell’evento dannoso rileva sul diverso e conseguente piano dell’obbligo risarcitorio. La colpa del danneggiato è massima e comunque superiore alla colpa del danneggiante, essendo il tabagismo un vizio meramente voluttuario, mentre l’utilizzo di amianto (per le sue notevoli qualità refrattarie) rispondeva a concrete esigenze produttive per le coibentazioni delle tubazioni di impianti esposti a elevatissime fonti di calore.” Cfr. Corte Appello Genova, Sez. Lav., 11/04/2018, n.62.

 

La politica aziendale

Al di là di questa casistica, il fumo può interagire con altri fattori di rischio professionali, aggravandoli. È compito del datore di lavoro definire una politica aziendale per il controllo del fumo del tabacco che prenda le mosse da una valutazione della situazione esistente fino alla redazione di un regolamento interno e all’affissione della cartellonistica dei divieti e delle zone fumatori.

 

Il diritto del lavoratore fumatore

Va tutelato, entro certi limiti, il diritto del lavoratore fumatore. “Qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.” Cfr. D.Lgs. n.66, del 8.04.2003, art.8, comma 1. Intervallo che non può essere inferiore a 10 minuti. Cfr. comma 2.

 

Zone fumatori

Se non vi sono zone fumatori all’interno dei luoghi di lavoro, il lavoratore fumatore può consumare la sua pausa anche fuori, nel rispetto dell’orario fissato, senza incorrere in sanzioni disciplinari.

 

Mobbing e fumo di sigaretta
Mobbing e fumo di sigaretta – Cannabis, coltivazione in vaso

 

Mobbing e Cannabis

Ci sono stati casi in cui il dipendente, durante la pausa pranzo, ha fumato della cannabis fuori dai luoghi di lavoro. Detenzione di 25 grammi di hashish, non a fini di spaccio, durante la “pausa pranzo” al di fuori del luogo di lavoro ma con rientro verso lo stesso. Il Giudice ha ritenuto applicarsi una sanzione disciplinare e non quella del licenziamento irrogata dal datore di lavoro, equiparando la fattispecie a quella – prevista nella contrattazione collettiva – del dipendente trovato manifestamente ubriaco sul luogo di lavoro. Il dipendente non è stato punito per il fatto in sé di aver trascorso la sua pausa pranzo fuori dall’azienda. Cfr. Cass. Civile, Sez. Lav., 05/09/2018, n.21679.

 

Pausa pranzo

Un caso analogo, che ha visto un lavoratore sorpreso dai carabinieri durante la pausa di lavoro in possesso di 25 grammi di hashish al fine di spaccio, custoditi nella tuta di lavoro, mentre stava rientrando in azienda, è stato qualificato come condotta extra-lavorativa perché tenuta nell’arco temporale di “non lavoro” in quanto dedicato alla pausa pranzo. Cfr. Corte d’Appello Roma, Sez. Lav., 27/04/2019, n.1838.

 

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Mobbing e fumo di sigaretta

Fermo restando gli obblighi di vigilanza sull’osservanza dei divieti, il dipendente, esposto al rischio di fumo passivo, deve prima informarne il suo superiore e il preposto al divieto, possibilmente per iscritto e, in caso di mancati provvedimenti e del reiterarsi degli episodi, ricorrere al Giudice del Lavoro e/o denunciare all’ufficio competente ASL.

 

I doveri del datore di lavoro

Tra i doveri ex art.2087 C.C. di tutela delle condizioni di lavoro rientra quello di tutelare il lavoratore dal fumo passivo che lede il suo diritto alla salute e di rango costituzionale. La Corte Costituzionale si è espressa in tal senso già nel lontano 1996. Cfr. Corte Costituzionale, sentenza n.339/1996.

 

Mobbing e fumo di sigaretta
Mobbing e fumo di sigaretta Storie di Mobbing. Roberto Colantonio, Iemme edizioni 2020

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Gli scocciatori

In pratica può non essere così semplice. Qui emerge uno degli aspetti caratteristici del Mobbing: il rischio di ritrovarsi a essere considerato uno scocciatore. Un “petulante e meticoloso”, come si legge nella sentenza di seguito riportata. Spesso è lo stesso “capo” o un consistente numero di colleghi a fumare e gli altri che non fumano non vogliono esporsi. Il fumatore passivo si trova davanti a una situazione di tolleranza (o “sudditanza”), magari instauratasi da anni e da prima del suo arrivo in ufficio ed è facile ritrovarsi in minoranza, isolati.

 

I locali di lavoro

A ciò si aggiunga che in genere i locali di lavoro, soprattutto per le piccole realtà aziendali, non sono abbastanza grandi, strutturati o suddivisibili in modo da garantire adeguatamente il diritto dei lavoratori fumatori e tutelare al contempo gli altri lavoratori, anche fumatori,

 

Sapevi che il fumo può essere causa di malattie professionali?

Leggi: Fumo e malattie professionali. (In preparazione)

 

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Abilitazione alla professione di Avvocato 2002. Iscritto all’Albo Avvocati – Ordine di Napoli – dal 17 dicembre 2002. Iscritto all'Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti, dal 22 gennaio 2016 Membro della Commissione Atti Atipici e Nuove fattispecie negoziali dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, dal 5.07.2016 Focus area: Diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, Intellectual Property Rights. Art Law. Contrattualistica e contenzioso giudiziale. Lingue: Italiano, Inglese Studio Legale Colantonio via Michelangelo Schipa n. 59 80122 Napoli

2 pensieri riguardo “Mobbing e fumo di sigaretta.

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