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Una critica aspra e pungente non è diffamazione

Lo ha stabilito di recente  la Suprema Corte, rilevando che: “La critica, se contenuta nell’ambito della tematica attinente al fatto dal quale ha tratto spunto, in quanto espressione di giudizi di valore dell’agente, può anche essere aspra, pungente e utilizzare l’arma del sarcasmo; sono invece sempre punibili le espressioni c.d. “gratuite”, nel senso di non necessarie all’esercizio del diritto, in quanto inutilmente volgari o umilianti o dileggianti. Ciò che, infatti, rileva e determina l’abuso del diritto non è la maggiore o minore aggressività dell’espressione o l’asprezza dei toni, ma la gratuità delle aggressioni non pertinenti ai temi apparentemente in discussione (nella specie, la Corte ha escluso la sussistenza della diffamazione nelle frasi pronunciate dall’imputato, docente bibliotecario, nel corso di una trasmissione satirica e rivolte nei confronti del nuovo dirigente, atteso che si trattava di espressioni s di aspra critica a fatti ben specifici e non vi era alcuna traccia di espressioni gratuite, umilianti o dileggianti, essendo le frasi pronunciate pertinenti ai temi in discussioni).”

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