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Corte giustizia UE sez. III 26 novembre 2014 n. 22

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – contratto a tempo determinato

La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo. Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine, e, dall’altro, non prevede nessun’altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di una controversia promossa da alcuni lavoratori assunti come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione; i lavoratori avevano chiesto la riqualificazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, il pagamento degli stipendi corrispondenti ai periodi di interruzione tra i contratti nonché il risarcimento del danno).

Cassazione civile sez. lav. 25 novembre 2014 n. 25022

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Durata del rapporto – contratto a tempo determinato

Nell’ipotesi in cui l’interpretazione letterale di una norma di legge sia sufficiente ad individuarne, in modo chiaro ed univoco, il relativo significato, l’interprete non deve ricorrere al criterio ermeneutico sussidiario costituito dalla ricerca della mens legis (nella specie, relativa all’azione di un lavoratore diretta a far dichiarare la nullità delle assunzioni a termine, la Corte ha sottolineato che l’art. 23, comma 1, legge n. 56/1987, applicabile ratione temporis alla fattispecie, prevede testualmente che ‘l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro, oltre che nelle ipotesi di cui alla legge n. 230/1962, art. 1, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché al d.l. n. 79/1983, è consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali o locali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. I contratti collettivi stabiliscono il numero in percentuale dei lavoratori che possono essere assunti con contratto di lavoro a termine rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato’, non risultava oscuro e non legittimava l’interpretazione del ricorrente secondo cui la percentuale dei lavoratori che potevano essere assunti a termine doveva essere riferita a quelli in servizio con le medesime mansioni oggetto delle norme collettive e non già all’intero organico aziendale).