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L’informatore scientifico è un lavoratore autonomo?


L’informatore scientifico è un lavoratore autonomo?

Argomento: Industria chimica e informatori scientifici

“Contrariamente alla qualificazione formale del rapporto come di agenzia, l’informatore scientifico del farmaco è dipendente dell’azienda farmaceutica alla stregua di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale dell’industria chimica, a nulla rilevando il limitato margine di autonomia di cui il medesimo godeva nel decidere di ampliare la lista dei sanitari da visitare rispetto a quella predisposta dal datore di lavoro, trattandosi di un aspetto non significativo.” Lo stabilisce con una recente sentenza la Corte di Cassazione sezione lavoro.

Se l’argomento è di Tuo interesse, contattaci senza impegni per approfondimenti: info@studiocolantonio.com oppure visita il nostro blog www.lavoratorieimprese.com

Cumulo gratuito Pensioni

La legge di stabilità 2017 ha introdotto una nuova disciplina per il ricongiungimento dei contributi. Prima il problema del cumulo era la sua estrema onerosità e il lavoratore che cambiava cassa si vedeva spesso costretto a dover rinunciare a parte della sua contribuzione pregressa.

 

 

Udine, 5 maggio 2016

Grazie all’ENAIP di Udine e Pordenone, alla Dott.ssa Marzia Perini, al co-relatore Ing. Ugo Fonzar, a Tada, ai Dott.ri Francesco Di Bon e Daniele Bolpin, a Glawbe e, naturalmente, a tutti i corsisti, al loro interesse e alle loro domande, per questa bella giornata di formazione su un tema così importante:  la Sicurezza sul lavoro.

 

Di chi è l’impresa? Riflessioni per un migliore sistema organizzativo

Di chi è l’impresa?
A chi appartiene, chi ne ha il pezzo più grande?
Parlo di impresa, come attività economica organizzata e non di azienda, complesso di beni, patrimonio,per la quale il discorso è più chiaro.

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Recentemente, quasi al termine di una docenza universitaria di 8 ore, pensavo di aver perso l’attenzione di chi mi ascoltava e allora ho calato la carta più interessante: il Mobbing.
E, come prevedevo, l’interesse si è risvegliato. (Nei limiti di quanto sia possibile, credo, dopo un lungo intervento.)
Quando siamo scesi nel pratico, erano tutti d’accordo – si trattava di aspiranti HR – : avrebbero punito l’aggressore. Avrebbero fatto “buona guardia”.
Sì, ma ho fatto loro notare che non è sempre facile distinguere. Magari l’aggressore è quello che si rivolge alla direzione del personale lamentando un’ingiusta persecuzione. Giocando di anticipo.
I ragazzi hanno rilanciato proponendo di ascoltare tutte le parti e l’altro personale, per redigere un rapporto. Molto dettagliato.
E poi, ho sollecitato io, oltre a bloccare il lavoro e ad accelerare in un certo senso l’escalation, cosa ne farete di tutto questo mucchio di carta? Non vi basterà riempirne un cassetto per dire che vi siete interessati del problema quando il datore di lavoro sarà chiamato dinanzi a un Giudice a risponderne.
Una soluzione empirica, di valutare caso per caso, pure proposta da un altro studente, voleva però dire rinunciare all’iniziativa e subire gli eventi. Proprio quello che accade nel Mobbing. È stato anche avanzato di mettere telecamere ovunque. Lo spettro di un incubo tecnologico che ho voluto subito allontanare, con buona pace dei falsi miti sul Jobs Act.
Punire entrambi i soggetti coinvolti, mobbizzante e mobbizzato, con una sanzione lieve, per tenere il polso della situazione e non spingere il mobbizzato dalla parte del torto, non li convinceva.
Ritenendolo ingiusto, si erano nei fatti già schierati. Ed è quello che nel Mobbing non deve succedere. Il mobbizzante come il mobbizzato sono una risorsa dell’azienda e comunque vada un valore non va buttato via a prescindere.
Intanto riflettevo su come emerga, anche nell’ambito delle risorse umane, un protagonismo che fa più male che bene. Un protagonismo in buona fede incoraggiato da un vuoto di potere.
Perché, torno a chiedere, di chi è l’impresa?
Dell’imprenditore che si assume il rischio imprenditoriale? Ma l’art. 2082 del codice civile definisce, all’inverso, l’imprenditore partendo dalla nozione di impresa.
Delle banche che la finanziano? Ma fallimento e altri istituti concorsuali li pongono in posizione subordinata rispetto ai creditori privilegiati.
Dei soci, di capitale o no? Ma, tranne che in certi casi, la loro responsabilità è disgiunta da quella dell’impresa. Per loro c’è “vita oltre l’impresa”.
Dei lavoratori subordinati che mettono a disposizione le loro energie lavorative? Ma la funzione alimentare della retribuzione per il sostentamento proprio e della loro famiglia non sembra qualificarli come protagonisti delle scelte di impresa.
Si sono annoverati tra i proprietari dell’impresa persino i clienti. Ma quando acquistiamo un prodotto o un servizio non è forse vero il contrario, visto che è piuttosto l’impresa a dire: i miei clienti?
E allora di chi è, se pure è di qualcuno, quest’impresa?
L’impresa, a mio modo di vedere, appartiene a se stessa. Come in un romanzo di Agatha Christie, spesso “l’assassino” non è nessuno o lo sono tutti.
L’impresa prospererà se riuscirà nel difficile intento – meglio, se ciascuno dei protagonisti riuscirà – a fare sentire l’altro il proprietario.
Imprenditore, banche, creditori, soci, lavoratori e consulenti, per arrivare ai clienti, da mantenere e incrementare.
In una partita in cui tutti giocano in un ruolo diverso dal loro.
Avv. Roberto Colantonio

Collaborazione con Studio Associato Costa – Coccia

Tra le nuove collaborazioni diamo il benvenuto allo Studio Associato Costa – Coccia dei c.d.l. Fabio Costa e Diego Coccia.

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Link allo Studio Associato Costa – Coccia

per la richiesta conteggi:

Conteggi Lavoro

Lavoratori autonomi o subordinati?

… a Natale i problemi di lavoro non spariscono, come testimoniato da questa intelligente vignetta. Buon 2016 a tutti i lavoratori, folletti e non.

P.s. la renna ha un serio problema di Mobbing.

Cassazione civile sez. lav. 10 ottobre 2014 n. 21497

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Autonomia o subordinazione (differenza tra – ) – in genere

Con riferimento ai lavoratori dello spettacolo il legislatore ha voluto predisporre una tutela previdenziale ad ampio raggio, non diversa da quella elargita ai lavoratori dipendenti, a vantaggio di categorie di lavoratori esplicanti la loro attività nel settore dello spettacolo e in relazione ai quali non sempre è possibile distinguere se l’attività dai medesimi espletata sia di lavoro subordinato o di lavoro autonomo, e senza, quindi, che sia necessario previamente accertare la natura, autonoma o subordinata, dell’attività prestata (riconosciuta, nella specie, la sussistenza di rapporti di lavoro subordinati relativi a lavoratori con ruolo di totalizzatori, addetti agli ingressi e servizi vari quali pista, sala antidoping, gabbie per la partenza cavalli, servizi igienici, ingresso della direzione, e , di conseguenza, confermata la validità della cartella esattoriale emessa per mancato versamento di contributi).

LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) – Autonomia o subordinazione (differenza tra – ) – in genere

Cassazione civile sez. lav.  25 settembre 2014 n. 20231  

Ai fini del discrimine tra pratica professionale e lavoro subordinato occorre valutare se nell’espletamento dell’attività ricorrano effettivamente i caratteri della pratica professionale: l’effettivo insegnamento, l’evoluzione delle mansioni svolte, l’assenza del vincolo di subordinazione; unitamente all’iscrizione documentata alla pratica professionale. Ciò indipendentemente dal nomen iuris utilizzato dalle parti per connotare il rapporto di collaborazione. Se l’onere della prova del vincolo di subordinazione è a carico del lavoratore, la contraria prova dell’effettiva sussistenza dei caratteri sopra indicati è a carico del professionista (o datore di lavoro).